Pianeta Gaia

curiosità dal Pianeta Gaia


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Lo Uistitì

 

 

Lo Uistitì pigmeo (Callithrix  pygmaeae) è un primate platirrino della famiglia dei Cebidi, ed è la più piccola scimmia conosciuta, in senso stretto.

Questo piccolo primate, originario delle foreste pluviali del bacino amazzonico occidentale del Sud America, pesa appena 130 grammi in media,  30 cm di altezza (con una coda lunga circa 20 cm !).

Gli artigli affilitati di cui lo uistitì pigmeo è dotato, lo rendono un ottimo arrampicatore, dotato di un eccellente equilibrio grazie alla lunga coda.

E’ molto rapido nel saltare da un ramo all’ altro e per questo di difficile individuazione nel suo habitat naturale.

Un’ altra particolarità è quella di poter ruotare la testa di 180°, adattamento necessario per controllare nel miglior modo possibile la presenza di predatori nell’ ambiente circostante.

Per quanto riguarda l’ alimentazione, l’ uistittì pigmeo ha una dieta specializzata, costituita dalla linfa dell’ albero della gomma (ma si nutre anche di farfalle, bacche, frutta e nettare)

Purtroppo l’ uistitì pigmeo è uno dei primati a serio rischio di estinzione, e per via del suo aspetto è sempre più popolare come animale domestico esotico.

Ricordiamo che in Italia, ai sensi dell‘art. 79 cpv. 1 dell’OITE, l’importazione di scimmie (Simiae) e di proscimmie (Prosimiae), esemplari tutelati dalla CITES, è vietata,  Oltre a questo quando un piccolo di uistitì pigmeo viene allontanato dal suo gruppo, spessso muore di depressione.  Per di più, quando un piccolo di uistitì pigmeo viene portato via dal gruppo spesso muore rapidamente a causa della depressione. Malgrado ciò, continua a rimanere vittima del mercato illegale.


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Effettuando una serie di esperimenti su Drosophila melanogaster, il comune moscerino della frutta, è stato identificato un particolare gene mutante dai ricercatori della Johns Hopkins University  (U.S.A.) , soprannominato “Wide Awake” – che va a sabotare l’orologio biologico regolando la tempistica del sonno.  I ricercatori sottolineano che queste scoperte potrebbero portare a nuovi trattamenti per le persone che soffrono di insonnia o disturbi simili. A pubblicare lo studio è la rivista scientifica Neuron.

Drosophila melanogaster (autore : Mr.checker)

estratto e traduzione da :  www.hopkinsmedicine.org

“Sappiamo che la tempistica del sonno è regolata da un orologio biologico interno del corpo, ma come ciò avviene era finora un mistero”, afferma l’autore senior Mark N. Wu, professore di neurologia presso la Johns Hopkins University. “Ora abbiamo trovato per la prima volta la prima proteina che traduce le informazioni di temporizzazione dell’orologio circadiano del corpo e le usa per regolare il sonno.”

Nella loro caccia alle basi molecolari di regolazione del sonno, Wu e colleghi hanno studiato migliaia di colonie di moscerini della frutta, ognuna con un diverso set di mutazioni genetiche, e analizzato i loro modelli di sonno. Hanno così scoperto che un gruppo di mosche, con una mutazione nel gene chiamato Wide Awake (o Wake in breve), ha avuto difficoltà ad addormentarsi la sera, proprio come avviene nell’insonnia che colpisce gli esseri umani. I ricercatori ritengono che Wake sembra essere il messaggero dell’orologio circadiano al cervello.

Dopo aver isolato il gene, la squadra di Wu ha determinato che quando funziona correttamente, Wake aiuta a chiudere i neuroni del cervello che controllano l’eccitazione rendendoli più reattivi ai segnali del neurotrasmettitore inibitorio GABA. Wake lavora espressamente nelle prime ore serali, favorendo così il sonno al momento giusto.

Nei moscerini con il gene Wake mutato invece non sono stati sempre abbastanza i segnali GABA necessari a calmare i loro circuiti di eccitazione durante la notte, mantenendoli dunque agitati.

I ricercatori hanno trovato lo stesso gene in ogni animale studiato: esseri umani, topi, conigli, galline e persino vermi. E’ importante sottolineare che, quando la squadra di Wu ha cercato di individuare dove Wake fosse situato nel cervello dei topi, ha scoperto che è stato espresso nel nucleo soprachiasmatico ( SCN ) , l’orologio biologico principale nei mammiferi. Wu dice che il fatto che la proteina Wake fosse in alte concentrazioni nel SCN di topi è significativo.

“A volte scopriamo cose che non hanno rilevanza diretta negli animali di ordine superiore”, dice Wu . “In questo caso, poiché abbiamo trovato la proteina in una posizione in cui probabilmente gioca un ruolo chiave nei ritmi circadiani e nel sonno, siamo incoraggiati dal fatto che questa proteina possa fare la stessa cosa nei topi e nelle persone.”

La speranza dei ricercatori è che un giorno, manipolando Wake, attraverso un farmaco, si possa sconfiggere l’insonnia.


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Progetto ANDRILL : in 100 anni la temperatura globale aumenterà di 5° C

 

Il bordo della piattaforma di ghiaccio Larsen B, nella Penisola Antartica

 

‘In meno di cento anni la temperatura globale aumenterà di 5 gradi e la calotta polare dell’Antartide occidentale potrebbe collassare”. Lo ha detto Fabio Florindo, ricercatore dell’Ingv presentando a Pisa, nell’ambito di Geoitalia 2013,  il nono forum nazionale delle Scienze della terra e illustrando i risultati di una ricerca del quale è co-coordinatore nel progetto Andrill.

Al Polo Nord – ha spiegato – sta diminuendo in maniera drastica la copertura del ghiaccio marino. Inoltre, ampie estensioni di permafrost, strati di suolo ghiacciati, si stanno sciogliendo. Ciò fa da tappo a cospicue quantità di metano e CO2 che potrebbero aggiungersi a quelle che noi umani stiamo emettendo in atmosfera. In Antartide la situazione non è migliore. Tutta la parte ovest soggetta alle variazioni del clima sta collassando”. Florindo ha anche sottolineato che ”in Antartide abbiamo effettuato delle perforazioni per studiare sedimenti del pliocene inferiore (3.6-2.5 M.A.) che giacciono sotto al ghiaccio ed è emersa una profonda similitudine tra quanto accadde in quel periodo e quanto sta accadendo oggi, con la differenza che se non si inverte la rotta in un secolo accadrà quanto all’epoca accadde in milioni di anni”. ”Oggi in Antartide – ha concluso – piattaforme di ghiaccio estese anche per 3000 kmq stanno scomparendo nel giro di poche settimane.  Qualora dovessimo continuare ad emettere molta CO2 in atmosfera, entro il 2100 potremmo avere un innalzamento della temperatura globale di 5 gradi e la calotta polare dell’Antartide occidentale potrebbe collassare. Come conseguenza di questo, il livello globale degli oceani aumenterebbe di alcuni metri. Senza tenere conto, anche se non è un problema immediato, che stiamo perdendo enormi quantità di acqua dolce, per ora sotto forma di calotte di ghiaccio ai poli”
ANDRILL (ANtartic geological DRILLing) è un progetto internazionale che vede la collaborazione di ricercatori, insegnanti, studenti, tecnici, esperti di perforazione e logisitici dalla Germania, Italia, Nuova Zelanda e dagli Stati Uniti. L’ obiettivo di ANDRILL è quello di decifrare la storia geologica dell’ Antartide e di ricostruire la sua storia climatica ed i possibili scenari futuri attraverso una serie di perforazioni sul margine del continente.

FONTI :
ANSA
www.andrill.org
www.progettosmilla.it
CREDIT FOTO : www.progettosmilla.it


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5 ottobre : Giornata nazionale sull’ inquinamento luminoso

 

 


La “Giornata” viene indetta dal 1993 su iniziativa dell’Unione Astrofili Bresciani (c/o Osservatorio astronomico Serafino Zani, via Bosca 24, C.P. 104, 25066 Lumezzane, fax 030/872545, info@serafinozani.it) con il patrocinio dell’Unione Astrofili Italiani,  dell’International Union of Amateur Astronomers, dell’Associazione Amici dei Planetari, dell’ Associazione Cielo Buio e dell’International Dark Sky Association.

La manifestazione diventa anche l’occasione per far conoscere a livello locale le iniziative, anche normative, che tentano di limitare l’inquinamento luminoso. Si tratta di soluzioni tecniche che prevedono l’impiego di sistemi di illuminazione schermati verso l’alto, l’utilizzo nelle zone idonee di lampade al sodio a bassa pressione che comportano anche un notevole risparmio energetico e normative come quelle descritte nel disegno di legge n. 751 sull’inquinamento luminoso.

Nel corso della “Giornata” si svolgono iniziative di informazione, conferenze, serate astronomiche pubbliche organizzate dai gruppi astrofili in siti particolarmente adatti per l’osservazione del cielo notturno o nelle piazze dove vengono, per l’occasione, spente le luci.

In occasione della “Giornata” vengono anche fatti conoscere i Parchi delle stelle, cioè le aree adatte per lo svolgimento di osservazioni astronomiche già poste sotto tutela ambientale in quanto comprese nei confini di parchi naturali e riserve.

Inviate il più presto possibile i vostri programmi di attività all’U.A.B. c/o Centro studi Serafino Zani, via Bosca 24, 25066 Lumezzane, fax 030 87.25.45.
I programmi che giungeranno in tempo utile verranno inseriti nel comunicato stampa generale della manifestazione.

A questa iniziativa è legato anche il concorso per la realizzazione di volantini scolastici “Non buttare la luce al cielo
Ed ecco come appare Brescia in una foto di A. Muratori.

 

 

FONTE:

http://www.astrofilibresciani.it

 


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Cranio di raro fossile di scimmia scoperto in Cina

Immagine del fossile di scimmia rinvenuto nella provincia           di Yunna

un gruppo di ricercatori ha scoperto il cranio di una scimmia fossile a Shuitangba, un sito del Miocene nella provincia di Yunnan, Cina.

Il cranio giovanile del fossile di scimmia Lufengpithecus è significativo, secondo il membro della squadra Nina Jablonski,  Illustre Professoressa di Antropologia presso Pennsylvania State University

Jablonski ha notato che il cranio giovanile di una scimmia è estremamente raro nel record fossile (1), specialmente quelli di infanti e giovani subadulti.

Questo cranio è solo il secondo cranio relativamente completo di un giovane subadulto dell’ intero  Miocene  (epoca da 23 a 5.3 Milioni di anni fa) :  record di scimmie fossili in tutto il Vecchio Mondo, ed entrambi sono stati scoperti dal tardo Miocene della provincia dello Yunnan.

Il cranio è anche degno di nota per la sua età. Shuitangba, il sito da cui è stato recuperato, datato a circa 6 milioni di anni fa, lo pone vicino alla fine del Miocene, un periodo in cui le scimmie divennero estinte in quasi tutta l’ Eurasia.

Shuitangba ha anche prodotto i resti di una scimmia fossile, il Mesopithecus, che rappresenta la prima presenza in assoluto di scimmie in Asia orientale.

Jablonski è stata co-autrice di un recente documento on-line  Chinese Science Bulletinnel quale descrive la scoperta. 

La conservazione del nuovo cranio è eccellente, con solo una minima distorsione post-deposizionale”, ha detto Jablonski. “Questo è importante perché tutti i crani adulti precedenemente scoperti della specie alla quale è stato assegnato,  Lufengpithecus lufengensis, sono stati gravemente schiacciati e distorti durante il processo di fossilizzazione. Nelle specie di scimmie viventi, l’ anatomia cranica negli individui  allo stesso stadio di sviluppo del cranio fossile appena rinvenuto,  mostrano già una stretta somiglianza con quelle degli adulti. ”

Pertanto, il nuovo cranio, pur essendo di un individuo subadulto,  offre ai ricercatori la migliore visione dell’ anatomia cranica di Lufengensis Lufengpithecus.

“In parte a causa di dove e quando Lufengpithecus è vissuto, è considerato da molti inserito nel lignaggio dell’ attuale orangutan, ora confinato nel Sud-Est asiatico, ma ben noto anche dal tardo Pleistocene nel sud della Cina”, ha detto Jablonski.

Tuttavia, i ricercatori hanno notato che il cranio mostra poca somiglianza con quelli degli oranghi viventi, e, in particolare, non mostra nessuno di quelli che sono considerati caratteristiche diagnostiche chiave del cranio degli Orangutan. Lufengpithecus sembra quindi rappresentare una tardo lignaggio superstite di scimmie euroasiatiche, ma con affinità ancora non chiare.

La sopravvivenza di questo lignaggio non è del tutto sorprendente dal momento che la Cina meridionale è stata meno colpita dal deterioramento climatico durante il tardo Miocene, che ha causato  l’estinzione di molte specie di scimmie nel resto dell’Eurasia. I ricercatori sperano che ulteriori scavi produrranno i resti di individui adulti, che permetteranno loro di valutare meglio le relazioni tra i membri di questo lignaggio, nonché le relazioni fra questo lignaggio e quello di altre scimmie, sia fossili che esistenti.

Credit Foto : Denise Su/Cleveland Museum of Natural History (PennState)

Fonte : http://news.psu.edu/


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Metodo Stamina : la bocciatura della scienza

Perché il metodo Stamina non è scientifico

 Il comitato nominato per esprimere un parere sulla sperimentazione del metodo Stamina mette in discussione la consistenza scientifica della discussa terapia. Ecco il motivo

Di : Anna Lisa Bonfranceschi

L’ultima bocciatura da parte della comunità scientifica al discusso metodo Stamina è arrivata nella serata di ieri: il Comitato scientifico incaricato di esprimere un parere sulla sperimentazione che dovrebbe (il condizionale ora è più che mai d’obbligo) partire a breve avrebbe sostanzialmente negato la consistenza scientifica del metodo della onlus di Davide Vannoni, secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa. Il parere del comitato, guidato dal presidente dell’ Istituto superiore di sanità Fabrizio Oleari, dovrebbe essere consegnato a breve al Ministro della salute Beatrice Lorenzin, che infatti all’uscita della notizia faceva sapere: “Si precisa che il ministro della Salute non ha ancora ricevuto alcuna relazione in merito alle valutazioni del comitato scientifico incaricato di esprimersi sull’avvio della sperimentazione del metodo Stamina dalla direzione generale competente per materia. Come già reso noto, per garantire la massima trasparenza, sarà cura del ministero pubblicare tempestivamente sul sito istituzionale la determinazione del Comitato scientifico”.

Insomma di ufficiale ancora non c’è nulla, ma se la notizia venisse confermata (e dovrebbe esserlo in tempi brevi, dopo di che spetterà al ministro Lorenzin decidere come procedere, dal momento che il parere del comitato non è vincolante) il responso del gruppo guidato da Oleari sarebbe tutt’altro che inatteso. E lo sarebbe anche per lo stesso Vannoni, che ha commentato: “Me lo aspettavo, è evidente che il comitato non fosse imparziale”.

La comunità scientifica ha da sempre messo in discussione il metodo Stamina, che prevede – lo ricordiamo – l’uso di staminali mesenchimali trasformate in neuroni per la cura di malattie neurodegenerative. Prima ci sono stati gli stop dell’agenzia regolatoria dei farmaci (Aifa), poi il parere negativo del board di saggi sulle staminali, quindi l’ appello di esperti di fama internazionale (tra cui la neosenatrice a vita Elena Cattaneo) al ministro della salute (allora Renato Balduzzi) e le perplessità espresse anche dalla società allora presieduta dal nobel Shinya Yamanaka. Ma perché la comunità scientifica condanna il metodo Stamina? Ecco i motivi principali.

Un metodo senza ricetta
“Il metodo Stamina non è una ricetta. Siccome si adegua a una cosa vivente, cambia in funzione di quello che ho davanti, di come varia quello che sto coltivando”. A sostenerlo era stato lo stesso Vannoni, che in ritardo sulla consegna dei tanto attesi protocolli aveva cercato di spiegare: “Il ministero della Salute ci chiede un protocollo standard, ma Stamina ha una tecnica diversa… Gli esseri umani sono diversi l’uno dall’altro, quindi anche le cellule che li compongono hanno comportamenti diversi”. Vero, ma solo in parte, come ci aveva raccontato Michele De Luca, direttore del Centro di medicina rigenerativa dell’università di Modena e Reggio Emilia, precisando come funziona il metodo scientifico: “Le procedure standardizzate possono essere applicate a qualsiasi tipo di coltura… La questione della variabilità biologica di cui parla Vannoni è vera, ed è nota da sempre. Quello che non dice, invece, è che la normativa vigente tiene già conto di questa variabilità”. Perché standardizzare significa rendere riproducibili da altri, a prescindere dagli operatori e dai laboratori.

Trasformazioni cellulari dubbie
Vannoni sostiene di riuscire a differenziare cellule staminali mesenchimali, che normalmente possono differenziarsi in cartilagine e tessuto osseo o adiposo, in neuroni, e nel giro di poche ore. Nel nostro corpo, invece, lo sviluppo di cellule neuronali procede molto più lentamente, richiedendo settimane.

L’assenza di pubblicazioni scientifiche
Più volte si è detto che il metodo Stamina non è stato mai descritto da nessuna pubblicazione, e come tale non è accessibile – e tantomeno verificabile – da parte di altri ricercatori. Questo anche nel senso anche di riproducibile, una caratteristica imprescindibile di qualsiasi processo che voglia dirsi scientifico. L’unica pubblicazione disponibile è la domanda di brevetto presentata da Vannoni nel 2010, la quale però, più che dare corpo al metodo, ne avrebbe sottolineato il carattere dubbio, e non solo. Un’ indagine condotta dalla rivista Nature aveva svelato a suo tempo come il metodo Stamina descritto nella richiesta fosse tutt’altro che trasparente, addirittura basato su una manipolazione dei dati, con foto copiate da altri articoli.

Mancano dati di efficacia
L’assenza di pubblicazioni non nega solo la possibilità di visionare il funzionamento del metodo, ma anche quello di valutare – su basi statistiche – l’efficacia del metodo in questione. Vannoni, interrogato a proposito, ci aveva detto: “ Stiamo facendo un misto di analisi. Qualcuna all’ospedale di Brescia, altre le facciamo fare da esperti. Ecografie, valutazioni della presenza dell’enzima mancante a livello sanguigno in malattie genetiche”. 
Ma ancora una volta in assenza di dati (che per Vannoni saranno raccolti e resi disponibili in pubblicazioni, future però) non è possibile stabilire l’ efficacia del metodo. Anzi, è proprio per questo che si è deciso di procedere con l’avvio di una sperimentazione che cerchi di rispondere ai malati. Anche se lo stesso Vannoni, a pochi giorni dalla consegna dei protocolli, aveva dichiarato che la sperimentazione sarebbe stata ” inutile” se non era prevista una fase tre.

 

FONTE : WIRED

(Credit per la foto : Ansa.it )

 


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Prima interfaccia cerebrale fra due cervelli umani

La trasmissione del pensiero avviene tramite un videogioco

I ricercatori dell’ Università di Washington hanno realizzato quello che ritengono essere il primo esperimento di interfaccia cerebrale uomo-uomo non invasiva, con un ricercatore che inviando un segnale cerebrale tramite Internet, è in grado di controllare i movimenti della mano di un altro collega ricercatore.

Utilizzando registrazioni cerebrali e una forma di stimolazione magnetica, Rajesh Rao ha inviato un segnale al cervello di Andrea Stocco dall’ altro lato del UW campus,  causando il movimento del dito di Stocco su una tastiera.

Mentre i ricercatori della Duke University hanno dimostrato la comunicazione cervello-cervello fra un umano ed un ratto, Rao e Stocco credono che questo possa essere la prima dimostrazione di interfaccia cerebrale uomo-uomo.

Internet è stato un modo per collegare i computer, e ora può essere un modo per collegare i cervelli”, ha detto Stocco. “Vogliamo portare la conoscenza di un cervello e trasmetterla direttamente da cervello a cervello.

Potete vedere nel seguente video la registrazione dell’ intero esperimento :

Rao, professore di informatica ed ingegneria presso l’ Università di Washington, sta lavorando sull’ interfaccia cervello-computer da più di 10 anni ed ha appena pubblicato un libro di testo sull’ argomento.

Nel 2011, spronato dai rapidi progressi della tecnologia, ha creduto di poter dimostrare il concetto di interafaccia fra due cervelli umani. Così ha collaborato con Stocco, ricercatore italiano e professore in psicologia all’ UW, presso l’ Institute for Leargning & Brain Sciences.

Il 12 agosto, Rao era seduto nel suo laboratorio, indossava un casco dotato di elettrodi collegati ad un macchina per l’ elettroencefalogramma (Eeg), in grado di leggere l’ attività elettrica del cervello. Stocco era nel suo laboratorio dall’ altro lato del campus, indossava una cuffia viola sulla quale era stato preventivamente contrassegnato il punto di applicazione per un dispositivo per la stimolazione magnetica transcranica (Tms), posto direttamente sulla sua corteccia motoria sinistra, deputata al controllo dei movimenti della mano destra.

Il team coinvolto nell’esperimento ha utilizzato anche una connessione Skype per coordinare lo svolgimento del test, ma nessuno dei due ricercatori poteva vedere lo schermo.

Poi Rao si è posto davanti allo schermo di  un computer e ha giocato ad un semplice videogioco con la sua mente.  Quando pensava che il cannone dovesse  sparare contro un bersaglio, immaginava di muovere la sua mano destra (stando attento a non muovere assolutamente la mano). Quasi istantaneamente, Stocco, che indossava una cuffia insonorizzata e non era davanti ad uno schermo, muoveva involontariamente il suo indice destro per premere la barra spaziatrice, come se stesse facendo fuoco con il cannone. Stocco ha poi descritto la sensazione di quel tipo di movimento indipendente dalla sua volontà, come quella legata ad un tic nervoso.

Le tecnologie utilizzate dai ricercatori per registrare e stimolare il cervello sono ben note. L’  elettroencefalogramma, o EEG, viene infatti abitualmente utilizzato da medici e ricercatori per registrare l’ attività cerebrale in modo non invasivo attraverso il cuoio capelluto. La stimolazione magnetica transcranica è un modo non invasivo di fornire stimoli al cervello per ottenere una risposta.

I suoi effetti dipendono  da dove la bobina metallica è posta, in questo caso, è stata collocata direttamente sopra la regione del cervello che controlla la mano destra . Con l’attivazione di questi neuroni, la stimolazione ha convinto il cervello che aveva bisogno di muovere la mano destra.

Secondo Stocco questa nuova tecnologia potrebbe essere usata, ad esempio, per far fare un atterraggio di emergenza da personale da terra o anche dai passeggeri a bordo, nel caso il pilota diventasse inabile.  Oppure una persona affetta da disabilità fisiche potrebbe  comunicare le proprio necessità. Le attività dell’ interfaccia non avrebbero alcun problema legato alle barriere linguistiche, perché il segnale cerebrale implica l’ esecuzione del movimento e non la comprensione di un ordine.

Rao e Stocco stanno lavorando su un nuovo esperimento, col quale vogliono tentare di trasmettere informazioni più complesse da un cervello all’ altro.  Se i risultati saranno soddisfacenti prevedono di estendere la sperimentazione su volontari.

Le loro ricerche sono finanziate in parte dal National Science Foundation’s Engineering Research Center for Sensorimotor Neural Engineering alla UW, dal U.S. Army Research Office e  dal National Institutes of Health.

FONTE:
http://www.washington.edu/news/2013/08/27/researcher-controls-colleagues-motions-in-1st-human-brain-to-brain-interface/