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Gatti che sognano di volare

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La storia narrata dal video è quella di Wasabi, un gatto dell’ Alaska, che un bel giorno, in preda alla “sindrome da grattacielo”, ha deciso di lanciarsi dal balcone nel tentativo di afferrare una mosca. Un volo di circa 40 metri dopo il quale Wasabi se lì è cavata con qualche ossa rotta ed una prognosi di 6 settimane : non male, per un volo dall’ 11° piano ! Ma nessun miracolo, tutto merito della fisica e della biomeccanica felina.

 

Il riflesso di raddrizzamento

Nel labirinto non acustico posto nell’ orecchio interno, è localizzato l’ organo dell’ equilibrio del gatto, deputato al riflesso di raddrizzamento, a cui è dovuta la peculiare capacità del gatto di atterrare sempre sulle quattro zampe :

 

Se il gatto precipita inizialmente con la schiena rivolta a terra, in poche frazioni di secondo la testa andrà a ruotare verso il terreno, trascinandosi poi il resto del corpo, sino a che le quattro zampre non sono in posizione di atterraggio.  La muscolatura poi è decisiva : l’ elacisticità delle zampe (sia anteriori che posteriori) permette di ammortizzare la caduta, al punto tale che i gatti “volanti” dal quinto-sesto piano se la cavano con poco o niente, a condizione però di non essere sbilanciati da ostacoli all’ ultimo istante.  Già nei cuccioli della terza e quarta settimana, Il riflesso di raddrizzamento è osservabile,  ed è completamente sviluppato alla settima settimana.

Se non vi fidate, potete provare l’ esperimento contenuto nel prossimo video a casa; occorrente : 1 o più gatti, un materasso. Bonus : un gatto grasso.

In piedi sul letto fate cadere il gatto di schiena. Questo si raddrizzerà, sempre.
Anche quello grasso.

 

Medesimo esperimento fu realizzato nel lontano 1890 dal fisiologo ed inventore francese Etienne Jules Marey, che filmò,  col suo proiettore cronografico in grado di catturare fino a 60 fotogrammi al secondo , un gatto in caduta.


 

 

Il rapporto volume-corpo

Oltre alla dinamica del movimento di “raddrizzamento”, altro vantaggio dei gatti è il rapporto fra il volume del corpo e il peso. Questo è molto basso, e in caso di caduta le zampe vengono utilizzate per rallentare la velocità, con una manovra che richiama quella degli scoiattoli volanti, cioè allargando il corpo in volo.

Sopravvivenza alle cadute

i gatti che cadono dai piani alti, hanno un tasso di sopravvivenza maggiore di quelli che cadono dai piani intermedi.

1°-3° piano :  specie se privi di ostacoli e con fondo erboso,  pochi graffi, specie se il gatto è giovane e sano.

4°-7° piano :  i traumi diventano maggioramente gravi ed aumenta la mortalità.

7°-32° piano :  aumentano notevolmente i traumi alle ossa, ma diminuisce la mortalità. Perchè ?

Una teoria elaborata recentemente è che  cadendo da una certa altezza, il gatto possa raggiungere la velocità massima ed il meccanismo vestibolare nell’ orrecchio vada a spegnersi, con il risultato che il gatto, semplicemente, si rilasserebbe : le membra rilassate hanno meno probabilità di rompersi di quelle non rilassate.

 

 

FONTI :
http://www.gattomania.it/orecchio.htm
http://www.fe.infn.it/~lenisa/2012/lezioni/gatti.htm
http://pentagono.uniandes.edu.co/~jarteaga/geosem/taller7/minicursoJK-Uniandes/robotic%20examples/kane.pdf
http://www.bbc.co.uk/news/magazine-17492802
http://biomech.byu.edu/Portals/84/Documents/how_cats_survive_falls.pdf
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